L'UOMO DEL LABIRINTO - Donato Carrisi

L’UOMO DEL LABIRINTO – Donato Carrisi

L'UOMO DEL LABIRINTO - Donato Carrisi

“L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi è il terzo romanzo della serie thriller che ruota attorno al personaggio di Mila Vasquez…..
Grazie Google per sottolineare, ancora una volta, il fatto che a quanto pare leggo Carrisi prendendo dei libri a casaccio che fanno parte di un ciclo.

Si da il caso che per me, comunque, “L’uomo del labirinto” si aggiunge di diritto alla serie dei libri-rovinati-dal-finale che la settimana scorsa avevamo arricchito con “La ricamatrice di Winchester“. Forse non è un caso se circa 320 volte al mese le persone digitano su Google “l’uomo del labirinto finale” e ben 1300 volte “l’uomo del labirinto spiegazione”.

Ma andiamo per ordine.

L’uomo del labirinto: trama

“L’uomo del labirinto” è un thriller ambientato in uno spazio e in un tempo non definiti e che facciamo fatica a decifrare. Se in parte non sembra esserci nulla di diverso dal mondo che conosciamo noi, c’è di anomalo il fatto che la società ha totalmente invertito i propri ritmi per rispondere alla violenta ondata di caldo che ha investito il paese. Insomma, si vive e ci si reca al lavoro o a scuola nel cuore della notte mentre le ore più calde della giornata le si passano in casa, a dormire.

La trama de “l’uomo del labirinto” trasporta i lettori in una notte di febbraio quando la tredicenne Samantha Andretti, diretta a scuola, scompare misteriosamente. Nonostante le ricerche, la polizia e l’investigatore privato Bruno Genko non riescono a rintracciare né la giovane né il rapitore. Quindici anni più tardi, l’ormai ventottenne Sam viene trovata da una pattuglia mentre vaga nuda e con una gamba rotta lungo una strada che costeggia una zona paludosa.

Portata all’ospedale e sorvegliata dalla polizia, Sam realizza di essere finalmente al sicuro ed è qui che pian piano le verranno somministrati antidoti in grado di liberarla dalla quantità di sostante psicotrope che il rapitore era solito somministrarle allo scopo di renderla mansueta. Ad aiutarla nel tentativo di superare il trauma è il profiler dottor Green. Abituato a dare la caccia ai mostri analizzando i ricordi delle vittime, il dottor Green interroga Samantha rispetto ai lunghi anni di prigionia, consapevole della difficoltà della ragazza nel distinguere la realtà dalle allucinazioni.

Samantha racconta di essere stata rinchiusa in quello che lei stessa definisce “il labirinto”, un’enorme spazio con lunghi corridoi grigi e numerose stanze con porte di ferro in cui la ragazzina ha dovuto sottostare a quelli che il mostro definiva “giochi”. Soltanto vincendo in questi giochi Sam poteva infatti ottenere in premio cibo e acqua e tutto ciò che era necessario per poter sopravvivere all’interno del labirinto.

Mentre il dottor Green continua a scoprire ciò che avveniva nel labirinto, Bruno Genko è sul campo, pronto ad affrontare in prima persona i pericoli di un’indagine che lo porta sempre più vicino a scoprire l’identità del rapitore e a comprendere in che modo il male abbia continuato a contaminare sempre più persone. Perché, in effetti, Genko scopre che anche i carnefici a volte sono stati vittime e che gli orrori sembrano tramandarsi di generazione in generazione.

Il finale dell’uomo del labirinto (secondo me)

Anche se volessi raccontarvi il finale…non potrei farlo. Non perché non voglia rovinarvi la sorpresa di un thriller in realtà accattivante e coinvolgente (qualità che dopo aver letto “Il cacciatore del buio” associo senza timori alla penna di Carrisi), ma piuttosto perché, per quanto possa essere imbarazzante dirlo, confesso di non averlo capito affatto.

Non fraintendetemi, un finale che confonde non è necessariamente qualcosa di negativo. Penso, ad esempio, ai film come Shutter Island o Secret Window, di quelli che non appena finisci vorresti rivedere da capo per assicurarti di aver capito quello che è successo davvero. Ma è proprio quello il punto: quel tipo di conclusioni dovrebbero coglierti sì del tutto impreparata, ma dovrebbero anche aprirti gli occhi rispetto ad una realtà che fino a quel momento non avevi colto.

Nel caso de “L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi la confusione è pura confusione. E, a peggiorare le cose, c’è il fatto che una rilettura non mi aiuterebbe affatto a schiarirmi le idee. Carrisi ha voluto strafare con un colpo di scena talmente grande da cancellare in un attimo tutto quello che avevo letto fino a quel momento.

Per fortuna sono riuscita a consolarmi (perché vedete, dopo dieci minuti di sguardo perso nel vuoto nel tentativo di capirci qualcosa ero arrivata alla conclusione di non essere una lettrice molto sveglia) andando a leggere delle recensioni su Goodreads. Lì ho scoperto di non essere stata affatto l’unica a rimanere con il libro in mano, aperto sull’ultima pagina, a richiamare alla mente l’intera vicenda del libro nell’attesa di ricevere l’illuminazione del tanto desiderato “oooh! Ho capito!!!”.

Carrisi e L’uomo del labirinto: recensione

Carrisi è un ottimo scrittore di thriller, su questo non ci piove. Ogni capitolo interrompe la vicenda al punto giusto andando a stuzzicare la curiosità quel tanto che basta per costringerti a sfogliare le pagine successive per capire se hai il tempo necessario per leggere ancora un po’. E, neanche a dirlo, i capitoli sono sufficientemente brevi da portarti a concludere: “massì, ne leggo ancora uno”.
Poco importa quanto sia lungo il libro nel suo complesso: un paio di giorni e sarà finito.

Mentre leggevo, quindi, ero persino preoccupata all’idea di scrivere questa recensione. Mi chiedevo cosa avrei potuto raccontarvi, considerato che il libro filava liscio come l’olio, mi appassionava e mi coinvolgeva. La scrittura non rientra particolarmente nei miei gusti (amo le scritture ricche, ricercate, preziose) ma è certo che lo stile è funzionale al genere. Un thriller deve, a mio avviso, soprattutto coinvolgere e “L’uomo del labirinto” lo stava facendo con estrema facilità.

Peccato, appunto, che la conclusione sia stata un totale strappo rispetto alle pagine precedenti.

Diverse recensioni hanno sottolineato con fastidio la ricerca spasmodica del colpo di scena e devo ammettere di essere d’accordo con loro. Già durante la lettura le improvvise rivelazioni mi avevano colpita aprendo costantemente a nuovi scenari e possibilità ma Carrisi ha deciso di tenere il colpo di scena maggiore per il finale.
Risultato? Confusione totale. Ancora non capisco bene che cosa io abbia letto, chi è chi, cosa è successo, quando.

Insomma, sembrava che l’unica soluzione per riuscire ad apprezzare questo libro fosse l’aver letto gli altri thriller della serie. Immaginavo che, in quel caso, alcuni riferimenti potessero essere colti già durante la storia ma in realtà diversi appassionati di Carrisi hanno scritto commenti altrettanto delusi e confusi.

Ciò mi ha portato a concludere che, semplicemente, il finale non è riuscito quanto Carrisi avrebbe sperato.

Per me è stato un vero pasticcio che ha rovinato l’intero thriller, un po’ come un inganno durato 400 pagine.

Titolo: L’uomo del labirinto; Autore: Donato Carrisi; Data di pubblicazione: 2017; Editore: Longanesi.

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